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IL MATRIMONIO

"E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede così da trasportare le montagne, ma non avessi amore, non sarei nulla."

E se distribuissi tutti i miei beni e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi amore, niente mi giova.

L'amore è paziente, l'amore è benigno, l'amore non invidia, non si vanta, non si gonfia.

L'amore non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si irrita, non tiene conto del male ricevuto.

Non gode dell'ingiustizia, ma gioisce della verità.

Tutto soffre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

"L'amore non tramonta mai."

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Nunta din cana Galileii

Il Salvatore Gesù Cristo gioisce insieme a coloro che vengono in chiesa per suggellare per l’eternità davanti al Santo Altare l’amore che Egli ha acceso nelle anime. Nei Sacramenti della Chiesa (il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia o Comunione con il Corpo e il Sangue del Signore, la Confessione, il Matrimonio, il Sacerdozio e l’Unzione degli Infermi) ci vengono comunicati in modo misterioso (invisibile) la grazia o le energie di Dio che ci aiutano a vivere una vita armoniosa, pura e santa. Nel rito del Sacramento del Matrimonio, la Chiesa prega Dio affinché vi benedica, faccia di voi un solo corpo e un solo spirito, vi conceda una vita felice e il dono di figli virtuosi. Attraverso il Sacramento del Matrimonio edificate la vostra famiglia sulla roccia e non sulla sabbia (cfr. Matteo 7,24-27).

 

Affinché il Sacramento del Santo Matrimonio sia ben accetto e porti frutti spirituali nella vita della nuova famiglia, gli sposi sono chiamati a prepararsi per riceverlo e a operare insieme per tutta la vita, e con le Nozze a ricevere il dono dei figli come naturale conseguenza dell’amore e a non rifuggire da esso, riducendo il matrimonio a un mero piacere carnale. Per questo vi presentiamo qui alcuni insegnamenti pratici, nonché le condizioni canoniche o ecclesiastiche, derivanti dall’insegnamento cristiano praticato da secoli.

 

SPIEGAZIONE SPIRITUALE DEL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

 

Tutti i giovani sognano e attendono con grande gioia il giorno in cui diventeranno sposi. Il giorno del matrimonio è il giorno più bello della loro vita, è il giorno della nascita di una nuova famiglia! Una famiglia nasce dalla ricerca e dal ritrovamento reciproco dei due giovani, nel mistero dell’amore e della loro unione in Cristo.

 

L’unione tra un uomo e una donna è descritta nella Santa Scrittura come simile all’unione tra Gesù Cristo e la Chiesa da Lui fondata. San Paolo dice che Cristo è il capo della Chiesa, e la Chiesa è il corpo di Cristo. In modo simile, l’uomo è il capo della famiglia, mentre la donna è il cuore della famiglia. L’unione tra capo e cuore rende perfetto l’amore tra i due, così come perfetta è l’unione tra Cristo e la Chiesa.

 

Il matrimonio è un sacramento, perché attraverso la preghiera del sacerdote insieme agli sposi, ai padrini e a tutti i presenti, opera in modo misterioso (invisibile) ma reale lo Spirito Santo che "li unisce in un solo pensiero, li incorona in un solo corpo, dona loro il frutto del grembo, la concessione di figli virtuosi, vita pacifica, longevità, saggezza, amore costante nel vincolo della pace, la corona imperitura della gloria". Pertanto l’unione tra lo sposo e la sposa non è destinata a essere solo un’unione carnale, ma anche spirituale, secondo il modello assoluto dell’unione spirituale tra Cristo-Sposo e la Chiesa-Sposa. Ciò significa che il matrimonio non è perfetto solo nell’unione carnale tra gli sposi, ma piuttosto nella nascita dei figli, che dà solidità all’amore. Perciò coloro che evitano di generare figli facendo uso di contraccettivi peccano, da un lato, contro Dio che dà all’uomo il dono della vita, e dall’altro contro la vita stessa, poiché l’aborto è un crimine (i farmaci contraccettivi non sono semplici mezzi per evitare "gravidanze indesiderate", ma il più delle volte uccidono il feto all’inizio del suo sviluppo naturale).

 

L’amore è il principio della ricerca dello sposo e della sposa. L’amore è ciò che motiva le persone a donarsi l’una all’altra, fino al sacrificio supremo e fino alla fusione, cioè portare l’altro in sé permanentemente, non separarsi mai da lui, così come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato Se stesso per lei (Epistola agli Efesini 5, 25).

 

Dio, che è Trinità di Persone, ha fatto l’uomo a Sua immagine e somiglianza. Perciò l’uomo è un essere di dialogo tra persone e per tutta la sua vita cerca il dialogo con il suo Creatore e con i suoi simili. La ricerca dell’altro per fondare una famiglia significa non solo amore, ma anche sacrificio e rinuncia a se stessi. Infatti, l’amore vero è rinuncia a se stessi per il bene dell’altro. Questo è ciò che ha fatto Cristo, il Figlio di Dio, che si è donato al mondo, sacrificandosi per ognuno di noi. In nessun luogo come nella famiglia si vive così intensamente l’amore reciproco. La famiglia è scuola dell’amore, il luogo per eccellenza in cui impariamo ed esercitiamo permanentemente l’amore di Dio e del prossimo, a cominciare dalla nostra nascita, dal seno dei genitori e finché diventiamo noi stessi genitori e nonni.

 

SPIEGAZIONE PRATICA DEL RITO DEL MATRIMONIO

 

Il Rito del Fidanzamento

 

Il fidanzamento (parola greca che significa "dare la propria parola") è stabilito come introduzione o preparazione alle Nozze. La Chiesa benedice questa antica usanza attraverso un breve rito, precedente alle Nozze o al Matrimonio. La parte più importante del rito del Fidanzamento è la posa degli anelli sulle dita dei fidanzati da parte del sacerdote e poi lo scambio di questi anelli da parte dei padrini.

 

Sia al Fidanzamento che al Matrimonio, gli sposi sono accompagnati dai padrini, come testimoni e garanti di questa unione spirituale.

 

Gli anelli di fidanzamento (fedi)

 

L’anello (la fede) è il segno dell’amore, della fedeltà e del legame solido tra i futuri sposi. Le due fedi vengono benedette dal sacerdote prima di essere poste sulle mani dei fidanzati.

 

Il Rito del Matrimonio (Incoronazione)

 

Il rito del Fidanzamento e del Matrimonio si svolge nel naos, cioè nel mezzo della Chiesa, davanti a una tavola sulla quale si pongono il Santo Vangelo, le corone, la S. Croce, candelabri con candele e gli anelli di fidanzamento. Lo sposo sta a destra, come colui che è il capo della famiglia, e la sposa alla sua sinistra, vicino al suo cuore, come colei che è stata fatta da Dio dalla costola dell’uomo, dovendogli obbedienza.

 

Il momento più importante del rito è la posa delle corone: il sacerdote fa per tre volte il segno della croce con le corone sui volti degli sposi, pronunciando ogni volta le parole: "Si incorona il servo (la serva) di Dio (nome) con la serva (il servo) di Dio (nome), nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo", poi le pone sul loro capo, prima a quello dello sposo e poi della sposa.

 

Significato delle "corone" che si pongono sul capo degli sposi

 

Le corone, confezionate in metallo, sono fatte a immagine delle corone con cui si incoronavano un tempo i re e gli imperatori. Esse raffigurano l’ornamento, l’onore e la ricompensa che si portano alla purezza e alla verginità degli sposi per le quali questi vengono incoronati come dei re, dotati del potere di dare la vita, cioè di generare figli. Perciò si canta per loro: "Signore, Dio nostro, di gloria e di onore incoronali!"

 

Dopo la posa delle corone, segue la lettura dell’Apostolo (dalla lettera agli Efesini cap. 5, versetti 20-33), in cui il Santo Apostolo Paolo paragona il matrimonio al legame santo tra Cristo e la Chiesa, esortando gli sposi ad amarsi l’un l’altro. Si legge poi il Vangelo, in cui si narra il miracolo compiuto dal Salvatore alle nozze di Cana di Galilea (Giovanni 2, 1-11).

 

Segue un’ectenia, cioè una raccolta di brevi preghiere, dopo la quale il sacerdote benedice il calice comune, cioè un bicchiere con del vino, dal quale dà agli sposi da gustare a turno, mentre si canta: "Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore" (Salmo 115, 4).

 

Significato del calice dal quale bevono gli sposi

 

Il calice benedetto simbolizza, da un lato, la gioia e l’allegria delle nozze, e dall’altro, l’unione in un solo pensiero e il destino comune dei futuri sposi che condivideranno da qui in avanti sia le gioie che i dolori della vita. Dopo questo si compie il giro di tre volte della tavola da parte del corteo nuziale, formato dai celebranti, sposi e padrini.

 

Significato del giro intorno alla tavola durante il rito

 

Questo giro a forma di danza raffigura la gioia suscitata dalle nozze. E poiché il matrimonio si fa allo scopo della nascita dei figli, la Chiesa ci porta con il pensiero alla nascita al di sopra della natura del Salvatore Cristo dalla Vergine Maria, che fu predetta dal profeta Isaia (7, 14). La Chiesa chiama ora costui a danzare insieme a noi, per la gioia che la sua profezia si è compiuta: "Isaia, danza! La Vergine ha concepito nel grembo...". Si cantano, inoltre, anche due canti del rito dell’ordinazione: "Santi Martiri..." e "Gloria a Te, Cristo Dio...", che significano che gli sposi devono somigliare a Cristo e ai Suoi santi, attraverso la vita pura che condurranno anche nel matrimonio, sopportando con amore tutte le difficoltà che si presentano nella famiglia.

 

PREPARAZIONE PER IL RITO DEL SANTO MATRIMONIO

 

Cosa devono sapere e osservare gli sposi

 

S. Simeone di Tessalonica esorta gli sposi così: "Dobbiamo sapere che coloro che si sposano sono stati uniti da Dio e sono puri con la chiamata del Puro. Custodiscano l’uno verso l’altro il matrimonio incontaminato e in pace, vivano in pietà. Coloro che sono stati uniti da Dio in onore, amore, purezza, vivendo in un solo pensiero e in pace, li custodiscano, l’uno e l’altro, come un tesoro, perché sarà chiesto loro di rispondere della purezza e delle altre cose divine. Costoro si curino non solo dei corpi, ma specialmente delle loro anime, perché così anche Dio sarà con loro. I loro figli li crescano 'nel timore e nell’istruzione del Signore', come insegna San Paolo (Efes. 6, 4), e da ciò che guadagnano facciano l’elemosina ai poveri, affinché anch’essi siano misericordiati da Dio e siano degni del Regno dei cieli, insieme ai figli" (S. Simeone di Tessalonica, Sul venerabile matrimonio, cap. 282).

 

Nell’Insegnamento di Fede della Chiesa (Catechismo Ortodosso) leggiamo: "Non dimentichino gli sposi che il legame attraverso il quale il Sacramento del Matrimonio unisce l’uomo e la donna è santo ed eterno, perché è benedetto e consacrato dalla Chiesa, cioè rafforzato da Dio stesso. Come udiamo nell’Apostolo che si legge al matrimonio, questo legame è paragonato da S. Paolo al legame santo e misterioso tra Cristo e la Chiesa (Efesini 5, 23). Esso deve rimanere saldo e costante e non può essere sciolto per ogni disaccordo passeggero, o per altri motivi che turbano di tanto in tanto la pace e la tranquillità del focolare. I dispiaceri e le difficoltà, piccoli o grandi, dai quali nessuno è esente nella vita, possono talvolta ombrare l’intesa e l’armonia tra i coniugi; ma essi non sono motivi per il divorzio, cioè per lo scioglimento del matrimonio. 'E saranno i due un solo corpo...' dice il Santo Apostolo Paolo su coloro che si uniscono attraverso il Sacramento del matrimonio (Efes. 5, 31). 'E ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi...', dice il Salvatore (Matteo 19, 6)... Solo la morte separa temporaneamente i coniugi che si sono amati in questa vita, per unirli di nuovo, per l’eternità, nell’altra vita".

 

Il ruolo dei padrini al matrimonio

 

Il ruolo e il dovere dei padrini al matrimonio sono simili a quelli dei padrini di battesimo. Essi sono testimoni e garanti della solidità delle promesse fatte dai futuri sposi l’uno verso l’altro e della stabilità del legame per tutto il resto della vita. Per questo essi pongono la mano sulle corone, sia quando vengono poste sul capo degli sposi, sia quando vengono tolte. Di regola essi sono le stesse persone che sono state padrini al Battesimo, o i loro discendenti, e devono essere ortodossi e di buona vita cristiana, comportandosi verso gli sposi come dei genitori e loro maestri. I padrini sono i primi che intervengono quando appaiono incomprensioni nella famiglia per salvarne l’unità e la solidità.

 

Condizioni canoniche (ecclesiastiche) per il matrimonio

 

I due giovani che vogliono sposarsi non devono avere tra loro alcun tipo di parentela carnale (di sangue) o spirituale. Il matrimonio tra parenti è vietato assolutamente dai Santi Canoni della Chiesa Ortodossa, compresi i cugini di secondo grado.

 

I matrimoni non possono essere celebrati in ogni giorno, perciò si deve tenere conto dei giorni di digiuno e dei giorni delle grandi festività (vedere le indicazioni qui sotto).

 

Alcune settimane prima del matrimonio religioso, i due giovani insieme ai loro padrini sono tenuti a confessarsi, affinché attraverso il digiuno e la preghiera si preparino per la Santa Comunione.

 

I padrini degli sposi devono essere cristiani ortodossi sposati, buoni, amanti della Chiesa, capaci di insegnare e guidare sulla buona strada della retta fede i loro figliocci.

 

I genitori dei due giovani devono acconsentire al matrimonio dei loro figli. I matrimoni contratti senza la volontà dei genitori non portano gioia ai figli e sono vietati dai canoni di San Basilio Magno (canoni 38, 40 e 42).

 

I due giovani devono amarsi e acconsentire a sposarsi l’un l’altro, poiché se si sposano senza la loro volontà, su esortazione dei genitori o per guadagni materiali, questo matrimonio non può durare e non è gradito a Dio.

 

Dove ha luogo il rito del Matrimonio?

 

Il rito delle Nozze si fa solo in chiesa, poiché il Matrimonio è uno dei sette Sacramenti ecclesiastici, cioè i riti più importanti, che si fanno solo nella casa di Dio. La comunità si raduna nel luogo di preghiera per accrescere l’amore in comune, cioè condividere la gioia con tutta la comunità dei fedeli, così come l’intera comunità prende parte anche alle difficoltà e ai dolori di ogni suo membro. La celebrazione del Matrimonio in case private o in altri luoghi è permessa in caso di grande necessità e per motivi ben fondati, con la benedizione del vescovo locale.

 

Quando si celebra il Matrimonio e quando non si può fare il rito?

 

Essendo occasione di gioia e di allegria, il Matrimonio si celebra nei giorni di festa, subito dopo la S. Liturgia, quando tutti i fedeli si trovano in chiesa.

 

Quando non si possono fare matrimoni?

 

Secondo il nono comando della Chiesa, non si possono fare matrimoni nei seguenti giorni e periodi dell’anno: a) nei quattro grandi digiuni (il Digiuno della Santa Pasqua, del Natale, dei Santi Apostoli e dell’Assunzione della Madre di Dio) b) in tutti i giorni di digiuno nel corso dell’anno: il mercoledì e il venerdì, il Giorno della Croce (14 settembre), la Decollazione di San Giovanni Battista (29 agosto). c) nella Settimana di Carnevale (o "settimana bianca"), che è considerata come tempo di preparazione per il digiuno. Il matrimonio non si fa in digiuno, poiché i festeggiamenti e la gioia dei banchetti nuziali non si accordano con la penitenza e l’astinenza che il digiuno ci impone (canone 69 dei S. Apostoli e canone 52 del Sinodo di Laodicea). d) nella Settimana di Pasqua (Settimana Luminosa), nella Domenica di Pentecoste, nel periodo tra Natale ed Epifania, nonché alla vigilia di tutte le grandi feste dell’anno, affinché l’allegria delle nozze non ci faccia dimenticare la gioia spirituale di queste grandi festività cristiane.

 

Preparazione degli sposi, dei padrini e degli invitati

 

Preparazione degli sposi

 

Il matrimonio è la più antica istituzione benedetta da Dio, essendo stata da Lui fondata in paradiso. Esso sta alla base della famiglia e dell’intero mondo. La forza della famiglia dipende dal rispetto dei principi morali e degli insegnamenti pratici della Chiesa. Perciò:

 

Agli sposi è di grande aiuto conoscere bene l’insegnamento di fede ortodossa: sapere il "Padre Nostro", il Credo e altre preghiere; avere un padre spirituale presso il quale confessarsi regolarmente; leggere la Santa Scrittura, specialmente il Nuovo Testamento e i Salmi, le Vite dei Santi e altri libri di utilità spirituale.

 

Gli sposi sono tenuti a vivere in purezza e verginità fino al matrimonio religioso e a sforzarsi di compiere opere buone per amore verso il prossimo, specialmente verso i bisognosi, pregare, andare regolarmente in chiesa, digiunare, obbedire ai genitori.

 

Preparazione dei padrini

 

Non puoi testimoniare davanti a Dio che ti prenderai cura spiritualmente dei figliocci, se non ti sei confessato tu stesso davanti al sacerdote spirituale per ricevere il perdono dei peccati. Conviene dunque che anche i padrini, proprio come gli sposi, si preparino al matrimonio con la Confessione.

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